26 maggio 2013 7 26 /05 /maggio /2013 20:07

L’art. 538 c.p.p. prevede che il giudice penale, quando pronuncia sentenza di condanna, decide pure sulla domanda per le restituzioni ed il risarcimento del danno, proposta ai sensi degli art. 74 e ss c.p.p. -

Se pronuncia condanna dell’imputato al risarcimento del danno, il giudice provvede, altresì, alla liquidazione, salvo che sia prevista la competenza di un altro giudice.

Da ultimo, l’art 539 c.p.p. precisa che il giudice, nel caso in cui le prove acquisite non consentano la liquidazione del danno, pronuncia condanna generica e rimette le parti davanti al giudice civile.

In quest'ultimo caso l’imputato e il responsabile civile possono essere condannati al pagamento di una provvisionale nei limiti del danno di cui si ritiene raggiunta (seppur sommariamente) la prova.

L’art. 540 c.p.p. prevede infine che la condanna al pagamento della provvisionale sia immediatamente esecutiva.

La lettera della legge fa sorgere dei dubbi circa la stretta necessità di incardinare (o meno) il giudizio di liquidazione, a seguito dell’ottenimento di una condanna generica con pagamento di una provvisionale.

Ci si chiede in sostanza, se a seguito dell’emissione di una sentenza penale di condanna, nella quale sia prevista una condanna generica in favore della parte civile, con previsione di una provvisionale, sia necessario incardinare il successivo giudizio di liquidazione, pena la inefficacia della condanna provvisionale; oppure se questo non sia necessario, ben potendo la parte civile “accontentarsi” di quanto liquidato in suo favore dal giudice penale a titolo di provvisionale.

La giurisprudenza non viene direttamente in aiuto dell’interprete, limitandosi a sottolineare la natura transitoria - si parla di provvedimento provvisorio con mera natura delibativa - della condanna provvisionale e la sua intrinseca inidoneità a formare giudicato in sede civile, essendo destinata ad essere travolta dal successivo giudizio di liquidazione (sul punto Cassazione Penale 18 ottobre 1999, n. 4973 e Cassazione Penale 24 ottobre 1997, n. 11984, in CP, 1999, pagg. 1218 e ss.).

Peraltro, la prova del danno liquidato nella provvisionale sarebbe di rango inferiore rispetto a quella civile, perlomeno non pare necessaria la prova del danno specifico (tra tutte cfr. Cassazione Penale, 14 luglio 1982, imp. Crippa, da E. Palmeri, Le sanzioni civili nel reato nel processo penale - risarcimento del danno e condanna generica provvisionale, in Teoria e pratica del diritto penale, 2002, Giuffrè, Milano, pag. 213, nota 23).

Ne discende, secondo la Cassazione, che la condanna provvisionale sarebbe anche sottratta alle regole di cui alla liquidazione della provvisionale “civile” ex art. 278 c.p.c. -

Parrebbe quindi, a prima vista, che sia necessario incardinare un giudizio civile a seguito della liquidazione della condanna provvisionale.

Tale ultima affermazione, però, sembra collidere con il fatto che la legge non prevede direttamente tale ipotesi (“ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”), né il giudice penale dà alle parti un termine perentorio entro il quale incardinare il giudizio di liquidazione, limitandosi ad una generica formula con la quale rimette le parti al giudice civile.

La dottrina, per parte sua, giunge a conclusioni tra loro contrastanti:

da un lato Rognoni, riferendosi alla provvisionale di cui all’art. 489 del precedente codice di procedura penale, insisteva sulla natura provvisoria e cautelare della condanna la pagamento della provvisionale, la quale avrebbe la mera “funzione di anticipare alcuni effetti della condanna giurisdizionale” (Rognoni, Condanna generica e provvisionale ai danni, Milano, 1961, pag. 206).

Di segno opposto la tesi del Calamandrei, il quale vedeva nella condanna provvisionale una forma di sentenza parziale, suscettibile di acquistare valore di giudicato. Tale Autore sosteneva, infatti, che ad origine della condanna vi sarebbe comunque la prova certa di un danno, pur essendo verosimile la liquidazione di un danno maggiore. La provvisionale ex art. 489 c.p.p. (oggi 539 c.p.p.) liquiderebbe quindi quella parte del danno che il giudice ritiene già accertato, e perciò insuscettibile di riforma in sede liquidativa (sul tema: Calamandrei, Introduzione allo studio sistematico dei provvedimenti cautelari, 1936, Cedam, Padova, pag. 102 e ss. e Calamandrei, La condanna generica ed i danni, 1933, Cedam, Padova, pag. 386).

Secondo questa impostazione, il giudice, concedendo la provvisionale, riconoscerebbe alla parte assegnataria una liquidazione parziale del danno, ma in parte qua definitiva. (E. Palmeri, Le sanzioni civili nel reato nel processo penale- risarcimento del danno e condanna generica provvisionale, in Teoria e pratica del diritto penale, 2002, Giuffrè, Milano, pag. 212)

Parte della dottrina (che, peraltro, parrebbe maggioritaria) ha evidenziato che la provvisionale è una provvedimento che segue ad un accertamento completo del danno lamentato dalla parte civile, nei limiti di quanto tale accertamento sia possibile nel processo penale. L’accertamento del danno è un requisito previsto dalla stesso art. 539 c.p.p., senza il quale tale provvedimento non potrebbe essere emesso.

A tale accertamento segue l’emissione di un provvedimento autonomo, ed idoneo a determinare in maniera definitiva l’ammontare del danno risarcibile, allo stato degli atti, nei confronti della parte civile.

Tale atto, che è provvisoriamente esecutivo ex art. 540, 2 comma, c.p.p., “è suscettibile di porsi come atto preparatorio della esecuzione, con la funzione, tipica di questa, della reintegrazione (di parte nel caso della provvisionale) del danno causato dall’illecito penale” (cit. E. Palmeri, Le sanzioni civili nel reato nel processo penale- risarcimento del danno e condanna generica provvisionale, in Teoria e pratica del diritto penale, 2002, Giuffrè, Milano, pag. 217).

Conclude il Palmieri, affermando che, “emerge del tutto evidente il carattere che le è proprio di tutela immediata (in quanto tutela definitiva [di parte] dell’interesse oggetto dell’azione), mentre ne rimane ragionevolmente esclusa la finalità strumentale, propria della tutela cautelare, per essa ipotizzata dal prevalente orientamento della Giurisdizione di legittimità” (cit. E. Palmeri, Le sanzioni civili nel reato nel processo penale - risarcimento del danno e condanna generica provvisionale, in Teoria e pratica del diritto penale, 2002, Giuffrè, Milano, pag. 220).

Da tale ricostruzione parrebbe, dunque, che la condanna generica con liquidazione di una provvisionale emessa dal Giudice penale in favore della parte civile non obblighi in alcun modo la parte civile stessa ad incardinare un processo civile per la liquidazione del danno ulteriore. Questa, infatti, potrebbe ben "accontentarsi" di quanto riconosciutole in sede penale a titolo di provvisionale.

La parte civile assegnataria del provvedimento di condanna provvisionale potrà, invece, (ma rimane una facoltà) investire il Giudice civile della (diversa) domanda volta ad ottenere il riconoscimento di eventuali ulteriori danni discendenti dal fatto illecito del condannato in sede penale.

In questo caso la condanna in sede civile travolgerà la condanna provvisionale, superandola nel contenuto; solamente questo secondo provvedimento avrà natura decisoria e potrà essere soggetto alle impugnazioni ordinarie previste dal codice di procedura civile.

Ovviamente, in questo caso, l'onere della prova di tale ulteriore danno graverà sul danneggiato-creditore, che dovrà soddisfarlo secondo le regole previste dagli artt. 2043 e ss. c.c. sulla responsabilità per fatto illecito.

dott. Giuseppe Paolo Raimondi

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