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24 novembre 2016 4 24 /11 /novembre /2016 22:45

Come è noto, da moltissimo tempo la giurisprudenza italiana conosce un fortissimo contrasto interpretativo in ordine alla applicabilità dell'art. 2953 c.c. ai crediti previdenziali, tributari e, più in generale delle pubbliche amministrazioni, laddove tale credito non sia più suscettibile di alcun sindacato per inutile superamento del termine per proporre la relativa opposizione da parte del (presunto) debitore ingiunto.

il suddetto articolo del codice civile prevede, infatti, che il termine di prescrizione dei diritti accertati giudizialmente con sentenza passata in giudicato diventi decennale, anche se la legge sostanziale applicabile originariamente prevedeva un termine inferiore per quello specifico diritto.

Ciò a dire che, una volta accertato giudizialmente in via definitiva (per esempio) un diritto di credito la cui prescrizione è, per esempio, quinquennale (il pagamento di canoni di locazione ex art 2948, I comma, n. 3) c.c.), la prescrizione di tale credito diviene decennale.

Parte della giurisprudenza ha ritenuto che tale effetto, anche se non previsto espressamente dall'art. 2953 c.c., si dovesse produrre nei casi di atto di riscossione (per esempio la cartella di pagamento ex art. 25 DPR 60/1973) non impugnato nel termine previsto dalla legge (per esempio, 60 giorni dalla notifica della cartella ex art .25, II comma, DPR 602/1973)

Nella sostanza, una parte della giurisprudenza sosteneva che, non essendo più possibile operare alcuna contestazione di merito su un determinato credito, in quanto era spirato il termine per svolgere ogni eventuale opposizione, tale credito doveva ritenersi sicuramente certo.

Da tale certezza, la medesima giurisprudenza faceva discendere alcuni effetti anche processuali, quali, appunto, quello di ritenere tale pretesa creditoria (si ribadisce, ormai insindacabile nel merito) coperta da una sorta di giudicato sostanziale, quasi come se fosse intervenuto un provvedimento giudiziario a sancirne un "passaggio in giudicato" (cioè la sua assoluta insindacabilità sul piano giudiziario).

Per questa via, si era ritenuto che si potesse realizzare anche l'effetto previsto dall'art. 2953 c.c. per i soli provvedimenti giudiziari irretrattabili, e, dunque, che la prescrizione "naturale" del credito dovesse essere sostituita dalla prescrizione ordinaria decennale prevista per i crediti accertati giudizialmente (tra le tante, cfr. Cass. civ. 26 agosto 2004 n. 2004, Cass civ. 24 febbraio 2014, n. 4338, Cass civ. 8 giugno 2015, n. 11749, tutte in Banca dati De Jure).

Secondo questa tesi, in pratica, se un contribuente avesse ricevuto (per esempio) una cartella esattoriale portante un credito previdenziale (contributi personali INPS), ed il contribuente stesso non avesse impugnato tale cartella esattoriale nel termine previsto dalla legge (40 giorni dal ricevimento della cartella), non solo il credito portato in cartella diverrebbe irretrattabile, ma il termine di prescrizione quinquennale previsto per tale tipologia di crediti da una legge speciale, l'art. 3, comma 9, l. 335/1995 diventerebbe "di diritto" decennale, in applicazione dell'art. 2953 c.c.-

Vista la delicatezza del tema, in quanto le norme sulla prescrizione sono pacificamente norme speciali volte a tutelare i diritti del cittadino e, più in generale, la certezza del diritto, in giurisprudenza si era formato anche un orientamento di segno diametralmente opposto .

Tale secondo orientamento, muoveva da una tesi, se si vuole, più formalista e rigorista, a fronte della quale solo un provvedimento giudiziario può generare gli effetti di cui l'art. 2957 c.c., non certo un mero atto amministrativo, quale la cartella esattoriale, in quanto non espressamente previsto dalla legge (si veda tra le tante Cass civ. 24 marzo 2006 n. 6628, in Banca dati De Jure, Cass civ,. 11 marzo 1996, n. 1980 in Banca dati de Jure)

Tale tesi aveva già visto una pronuncia favorevole delle Sezioni Unite della Cassazione nel 2009, che in tema di entrate tributarie recitava:“solo il credito derivante da una sentenza passata in giudicato si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c. (che in quanto norma di carattere eccezionale, non può estendersi per analogia a casi semplicemente assimilabili), mentre, se la definitività del credito non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile, vale il termine di prescrizione di cinque anni previsto dalla norma specifica (cfr. Cass. Civ. SSUU, 10 dicembre 2009 n. 25790, in Banca dati De Jure; in senso conforme, sul tema di entrate previdenziali si segnala anche Corte d’Appello Lecce, sez. lav., 14 marzo 2014 n. 668, in Banca dati De Jure e Altalex; Trib. Brindisi, Sez. Lav., 6 marzo 2014, n. 509, in banca dati Altalex; cfr. Trib. Brindisi, Sez. Lav., 24 marzo 2014, n. 651, in banca dati Altalex; Trib. Catania, Sez. Lav., 29 marzo 2012, n. 1412, in Banca Dati De Jure e Altalex).

Ciò a dire che la mera mancata impugnazione di una cartella (come di qualsiasi atto amministrativo) non può produrre sulla prescrizione effetti che la legge stessa non prevede espressamente.

Questo, sia consentito, è anche una statuizione di mero buon senso, se si riflette sulla sistematica delle norme speciali sulla base delle quali le amministrazioni pubbliche possono procedere alla riscossione dei propri crediti.

A ben vedere, il DPR 602/1973 che reca le norme in materia di riscossione delle entrate tributarie dello Stato, contiene regole speciali utilizzabili solo da determinati enti o soggetti a condizioni tassativamente previste dalla legge e insuscettibili di applicazione analogica.

Non è pensabile che il legislatore abbia ritenuto di regolamentare in maniera così puntuale e specifica una attività così delicata quale quella della riscossione coattiva dei propri crediti nei confronti dei propri consociati/contribuenti, senza prevedere tutti i possibili effetti sostanziali e processuali delle procedure previste in tale norma speciale.

Del pari, nemmeno il legislatore del 1910 ha previsto nel RD. 639/1910 alcun effetto speciale in materia di prescrizione del credito erariale riscosso con lo strumento (parimenti) speciale della ingiunzione di pagamento.

Ne discende che il legislatore non abbia mai voluto estendere l'efficacia dell'art. 2953 c.c. anche ai casi di crediti portati in atti amministrativi di riscossione non opposti dal contribuente/debitore (ubi lex voluit, lex dixit).

A sommesso parere di chi scrive, risulta, quindi, difficile giustificare l'applicazione estensiva che parte della giurisprudenza ha fatto dell'art. 2953 c.c., alla luce della natura speciale di tale norma, insuscettibile di applicazione analogica ex art. 14 delle preleggi

Ad ogni buon conto, quanto deciso nella Sentenza Cass. SSUU 10 dicembre 2009 n. 25790 non ha portato a comporre il contrasto giurisprudenziale esistente, ma, anzi, lo ha inasprito , spostando l'attenzione soprattutto sui provvedimenti amministrativi di riscossione aventi ad oggetto i crediti previdenziali: principalmente le cartelle di pagamento ex art 25 DPR 602/1973 e gli avvisi di addebito ex art. 30 DL 78/2010 (l conv. 122/2010).

Proprio in ordine a tale tema, la Sezione Sesta della Corte di Cassazione lo scorso gennaio aveva rimesso alle sezioni Unite la questione in ordine alla applicabilità o meno del termine quinquennale di prescrizione previsto dall'art. 3, comma 9, L. 335/1996 per i crediti previdenziali nel caso di notificazione di atto amministrativo per la riscossione, rimasto privo di opposizione da parte del contribuente intimato (Cfr. Cass. Civ. ordinanza 29 gennaio 2016 n. 1799, in Banca dati De Jure).

Recentemente, le sezioni unite hanno risolto tale contrasto giurisprudenziale con la pubblicazione della sentenza in commento, la n. 23397/2016 del 17 novembre 2016, la quale, oltre a confermare la prescrizione quinquennale del credito previdenziale portato in cartella di pagamento, stabilisce il seguente principio di diritto: "è di applicazione generale il principio secondo il quale la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l'effetto della c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell'art. 2953 cod. civ.. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti - comunque denominati - di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l'opposizione, non consente di fare applicazione dell'art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo" (cfr. Cass civ. SSUU 17 novembre 2016, n. 23397, in Banca dati De Jure).

Ciò a dire che, in assenza di un provvedimento giudiziario di merito idoneo al giudicato (sentenza, decreto ingiuntivo, ordinanza di condanna, ecc.) non potranno realizzarsi gli effetti di allungamento del termine di prescrizione del credito previsto dall'art. 2953 c.c., ma dovrà applicarsi la prescrizione che appartiene a tale credito secondo la sua natura giuridica, come prevista dalle norme di legge applicabili ratione materia.

Inoltre, la Suprema Corte di Cassazione si è preoccupata di precisare che tale principio generale vale indipendentemente dal mezzo di riscossione extragiudiziale scelto (cartella esattoriale, fermo amministrativo, ingiunzione di pagamento ex art. 2 del RD 639/1910, ecc.) e, parimenti, indipendentemente dalla natura del credito azionato (previdenziale, tributaria, amministrativa, ecc.).

E' di tutta evidenza che tale principio di diritto promette di avere effetti deflagranti sul contenzioso pendente nei confronti di Pubbliche Autorità quali Agenzia delle Entrate ed Inps, nella veste di enti creditori, e dei soggetti chiamati al recupero forzoso dei (presunti) crediti vantati da tali soggetti, nella veste di agenti per la riscossione, quali Equitalia.,

Infatti, ad oggi gli agenti per la riscossione hanno sempre difeso la tesi della applicabilità dell'art. 2953 c.c. ai propri atti amministrativi non opposti, considerando la prescrizione dei crediti a loro affidati come decennale.

La sentenza in commento, probabilmente, imporrà un cambio di passo nella gestione della riscossione del credito tributario, previdenziale ed amministrativo gestito da tali soggetti, con il rischio che molte delle posizioni debitorie esistenti possano essere stralciate per la falcidia della intervenuta prescrizione (breve) del credito.

Stante quanto sopra, anche alla luce della recente procedura di "rottamazione" della cartelle esattoriali prevista dal DL 193/2016 (in corso di conversione, lo si deve precisare), si consiglia di verificare con attenzione il decorso della prescrizione dei crediti portati in eventuali cartelle o atti amministrativi ricevuti negli scorsi anni, al fine di dare impulso per tempo alle opportune difese del contribuente.

Con Osservanza

avv. Giuseppe Paolo Raimondi

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Published by BeppeDr82
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