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13 gennaio 2011 4 13 /01 /gennaio /2011 14:12

 

Non è infrequente nella vita di tutti i giorni concludere un contratto di compravendita, quale può essere per esempio, l’acquisto di un giornale o di un bene di prima necessità, ovvero l’acquisto di una autovettura, ecc.

 

La compravendita (o emptiovenditio, dal latino)  è il contratto disciplinato dagli artt.1470 e ss. c.c.. ed ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il pagamento di un prezzo.

Le parti in siffatta transazione sono almeno due:

-          una parte alienante, che trasferisce il diritto;

-           una parte acquirente, che acquisisce il diritto trasferito versando il corrispettivo.

 

In termini più generali si può dire che la compravendita è un contratto consensuale, ad effetti reali, cioè un negozio che realizza il trasferimento della proprietà o del diritto con il mero consenso delle parti; in questo caso accordo, consegna e pagamento sono pressoché contestuali.

 

Può però accadere che il venditore non possa trasferire immediatamente nelle mani del compratore il bene promesso, non essendo questo nella sua immediata disponibilità, ma che si limiti a promettere l’acquisto futuro della cosa, compiendo tutte le attività propedeutiche. In questo caso si può parlare di contratto traslativo ad effetti meramente obbligatori.

 

Tipici esempi di vendita ad effetti obbligatori sono:

1) vendita di cosa generica: il bene promesso esiste, ma deve essere individuato in specifiche quantità (si pensi alla benzina, alla stoffa, al grano, ecc.). Il contratto si può perfezionare solo a seguito alla individuazione ex 1378 c.c.; 

2) vendita alternativa: il trasferimento non si verifica se non quando l’acquirente scelga fra due o più cose dedotte in obbligazione ex 1285 c.c.;

3) vendita di cosa futura: la proprietà passa in capo al compratore quando la cosa viene ad esistenza ex 1432 c.c. Se la cosa non viene ad esistenza il contratto è nullo. Un esempio può essere quello della vendita di immobile da costruire, dove la proprietà si trasferisce solo quando il bene viene edificato. Ai fini di garanzia dall’evizione, alle parti è consentito trascrivere il contratto di vendita di cosa futura, evitando quindi possibili contestazioni future sulla tempestività della formalizzazione dell’accordo in caso di più possibili acquirenti;

4) vendita di cosa altrui: in questo caso l’alienante promette all’acquirente di trasferirgli una cosa o un diritto di cui non è il titolare in quel momento (artt. 1478 e 1479 c.c.). Tale vendita non da luogo ne a nullità ne ad annullabilità, ma obbliga il venditore ad adoperarsi per mettere il compratore nella disponibilità della cosa promessa, pena risoluzione per inadempimento.

L'art. 1479 c.c. consente al compratore in buona fede di chiedere la risoluzione del contratto qualora, al momento della conclusione del negozio, ignorasse che la cosa non era di proprietà del venditore, ma solo se nel frattempo non ne ha acquistato la proprietà ( disciplina ricavata dal possesso vale titolo ex art. 1153 c.c.);

5) vendita con riserva di proprietà: è quel contratto che prevede la consegna immediata della cosa nelle mani dell’acquirente, ma il pagamento del prezzo differito e frazionato nel tempo a mezzo di “rate”. E’ quindi una vendita la cui efficacia reale è sottoposta alla condizione sospensiva del pagamento integrale del prezzo (art. 1523 c.c.).  

In questo caso gli effetti della vendita si verificano subito alla consegna del bene, ma il diritto di signoria esclusiva sulla res è limitato dal mancato pagamento del corrispettivo. L’alienante potrà quindi godere del bene, ma non potrà, per esempio, venderlo a terzi.

 

Il contratto di compravendita è essenzialmente caratterizzato anche dalla tendenziale libertà delle forme, salvo i casi espressamente previsti dalla legge (art. 1350 c.c.).

Si può fare l’esempio dell’acquisto di un immobile o di un terreno, dove la forma scritta è richiesta ab sustantiam, pena la nullità del contratto.

In questo caso le parti devono anche provvedere alla trascrizione del contratto presso l’ente pubblico competente ex art. 2643 c.c.

Al medesimo onere pubblicitario sono tenuti coloro che acquistano un bene mobile registrato, quale un automobile, o un veicolo agricolo, ovvero un aeromobile, ecc.

    

Tornando alla disciplina generale del contratto in esame, è necessario precisare che all’alienante compete l’assolvimento di specifichi obblighi nei confronti della controparte.

 

L’obbligazione principale a cui è sottoposto il venditore è sicuramente quella della consegna della cosa, il cui mancato adempimento consente al danneggiato di chiedere la risoluzione del contratto.

In secondo luogo il promittente deve attivarsi per assicurare alla controparte di potere ottenere il pieno godimento del diritto trasferito.

Conseguentemente il legislatore con coerenza stabilisce che il venditore debba garantire il proprio cliente dalla evizione e dai vizi della cosa offerta.

 

L’evizione non è altro che la sottrazione della cosa dalla disponibilità dell’acquirente. Essa può essere totale, quando il nuovo proprietario viene totalmente spogliato del bene, ovvero parziale, quando il bene rimane nelle mani dell’acquirente, che però ne può fare solo un uso parziale.

Nel primo dei due casi il danneggiato può chiedere la risoluzione del contratto, mentre nel secondo caso la risoluzione è concessa solo nel caso in cui il compratore dimostri, che non avrebbe acquistato la cosa, senza la parte della quale ha subito l’evizione ex art. 1484 c.c. (salvo ovviamente il diritto al risarcimento).

 

I vizi della cosa sono invece i difetti in concreto che vengono riscontrati sul bene, i quali, per potere essere contestati, devono avere la caratteristica della “non irrilevanza” (art. 1490 c.c.).

I difetti rilevanti sono soprattutto quelli che rendono inutilizzabile il bene o che lo rendano inservibile per gli scopi per i quali è stato acquistato, ovvero quelli che ne diminuiscano apprezzabilmente il valore.

Secondo l’art. 1491 c.c. i vizi non possono essere fatti valere se erano conosciuti o conoscibili dal compratore, cioè se quest’ultimo nel momento dell’acquisto poteva accorgersi facilmente di quanto contestato.

È comunque obbligo del danneggiato denunciare al venditore la presenza di difetti entro 8 giorni, che decorrono dall’acquisto per i vizi apparenti ex 1511 c.c., ovvero dalla scoperta per i vizi occulti ex art. 1495, comma 1, c.c., salvo ovviamente riconoscimento dei vizi da parte del debitore.

A nulla vale avvalersi di avvisi quali il proverbiale cartello “non si cambia la merce”, che si vedono esposti anche durante i periodi di saldo.

Il compratore ha sempre diritto a cambiare la marce difettosa, denunciando il vizio negli 8 giorni concessi dalla legge.

Beninteso, l’unico soggetto legittimato a ricevere le lamentele dell’acquirente è il venditore, non il proprio grossista o fornitore.

 

L’alienante si può offrire di eliminare il vizio a proprie spese, ma, in quest’ultimo caso, qualora non adempia, l’acquirente potrà agire in giudizio per tutelare le proprie ragioni.

In ogni caso la parte lesa può promuovere entro un anno:

1)      azione redibitoria ex art. 1492 c.c. per ottenere la restituzione del prezzo;

2)      azione estimatoria ex art. 1494 c.c., per ottenere la riduzione del prezzo;

fatto sempre salvo il diritto al risarcimento del danno. 

A questo punto il venditore potrà difendersi unicamente provando di avere ignorato senza colpa il difetto contestato.

 

Si è detto che l’azione giudiziale va proposta entro un anno, pena la prescrizione del diritto.

Va però precisato però, che invece l’eccezione sollevabile in giudizio non subisce alcuna prescrizione, a patto che l’acquirente abbia comunicato all’alienante l’esistenza del vizio nei modi e nei tempi previsti dalla legge, cioè nei predetti 8 giorni dalla scoperta. 

Questo vuol dire che, se invece il venditore citasse in giudizio il compratore per obbligarlo a pagare il prezzo, il convenuto potrebbe eccepire l’esistenza del vizio quale giustificazione per il mancato adempimento. 

 

Si ricorda invece che la principale obbligazione del compratore è quella di pagare il prezzo nei modi e nei tempi pattuiti con la controparte, in ossequio al principio di correttezza e buona fede, che deve ispirare il comportamento delle parti lungo l’intera durata del negozio (comprese le trattative ex 1337 -1138 cc.).

 

Dott. Giuseppe Paolo Raimondi

 

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Published by BeppeDr82
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