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24 marzo 2016 4 24 /03 /marzo /2016 20:17

Come è noto, l'amministrazione tributaria e gli agenti per la riscossione rispondono a regole appositamente create per loro da parte del legislatore, volte a semplificare l'attività di accertamento delle imposte e, per l'appunto, della loro riscossione.

In particolare, l'accertamento delle imposte sui redditi è regolato dal DPR 600/1973, che funge da norma generale da affiancarsi ad una serie di provvedimenti ad hoc previsti per l'accertamento delle altre singole imposte (iva, registro, ipotecaria, catastale, successione e donazione e così via).

Per quanto attiene, invece, alla riscossione, il legislatore ha raccolto la disciplina generale per il recupero del credito tributario nel DPR 602/1973, che reca, tra l'altro, delle norme speciali in tema di esecuzione forzata. Si deve fin da subito precisare che tali norme si applicano solo per l'attività di riscossione delle entrate tributarie, salvo che la legge non consenta l'utilizzo di tale strumento anche per il recupero di crediti di natura diversa (per esempio, si ricorda che la cd "riscossione tramite ruoli" è applicabile anche per il recupero delle somme aventi natura contributiva e previdenziale e per i crediti derivanti dal mancato pagamento delle sanzioni amministrative)

Nell'alveo di tali norme spicca il pignoramento esattoriale presso terzi disciplinato dall'art. 72-bis del DPR 602/1973.

La norma in questione prevede che l'agente per la riscossione possa procedere con il pignoramento dei crediti che un terzo detiene nei confronti del debitore dell'erario e che possa chiedere direttamente al terzo l'assegnazione di tali somme.

La caratteristica principale di tale strumento esecutivo risiede nel fatto che non si tratta di una azione giudiziaria in senso stretto. Infatti, l'intera procedura non vede la partecipazione del necessaria Giudice dell'Esecuzione, che verrà interessato della vicenda sole in caso di opposizione.

Infatti, il Giudice del'esecuzione verrà interessato di tale procedura solo in caso di impugnazione da parte del debitore o del terzo che ne abbia interesse.

Ad ogni modo, in forza della procedura in parola, il terzo dovrà trattenere le somme sottoposte a pignoramento in favore dell'agente per la riscossione, e dovrà trasferirli a quest'ultimo entro il termine di 60(sessanta) giorni dalla notificazione dell'atto.

Nel caso in cui il terzo non adempia nel termine assegnato, l'art. 72-bis, ultimo comma (che fa diretto rimando al 2 comma del precedente art. 72), prevede che l'agente per la riscossione debba procedere con la procedura esecutiva prevista dal codice di procedura civile agli art. 543 e ss.

In primo luogo, però, occorre effettuare un breve esegesi della norma che ci occupa.

L'art. 72 bis del DPR 602/1973 recita:"1.Salvo che per i crediti pensionistici e fermo restando quanto previsto dall'articolo 545, commi quarto, quinto e sesto, del codice di procedura civile, l'atto di pignoramento dei crediti del debitore verso terzi puo' contenere, in luogo della citazione di cui all'articolo 543, secondo comma, numero 4, dello stesso codice di procedura civile, l'ordine al terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede:
a) nel termine di sessanta giorni dalla notifica dell'atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica;
b) alle rispettive scadenze, per le restanti somme.
1-bis. L'atto di cui al comma 1 puo' essere redatto anche da dipendenti dell'agente della riscossione procedente non abilitati all'esercizio delle funzioni di ufficiale della riscossione e, in tal caso, reca l'indicazione a stampa dello stesso agente della riscossione e non e' soggetto
all'annotazione di cui all'articolo 44, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112.
2. Nel caso di inottemperanza all'ordine di pagamento, si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 72, comma 2"

In primo luogo, si può notare come questo tipo di pignoramento pare sovrapporsi a quello previsto dalle regole generali racchiuse nel codice di procedura civile, le quali vengono fatte salve per le esecuzioni aventi ad oggetto il pignoramento di crediti pensionistici, stipendi, salari e, più in generale, delle prestazioni previste all'art. 545. commi IV, V e VI, c.p.c.-

Per le esecuzioni aventi ad oggetto rapporti di tipo diverso, possono essere usate le procedure semplificate previste dagli art. 72 (pignoramento di fitti e pignoni) e 72 bis (pignoramento dei crediti presso terzi) DPR 602/1973.

E' appena il caso di ricordare che l'utilizzo dell'art. 72-bis è alternativo alla procedura ordinaria prevista agli artt. 543 e ss. c.p.c., che l'agente per la riscossione potrà sempre utilizzare per la soddisfazione del credito azionato.

In secondo luogo, la norma pare riferirsi solo al pignoramento di crediti e non anche al pignoramento di beni diversi (quali titoli, per esempio); ne discende, quindi, che se l'erario volesse utilizzare tale strumento per il pignoramento di titoli o, comunque, di beni diversi dai crediti non potrebbe, in quanto non espressamente previsto dalla legge.

Un aspetto non di poco conto risiede, poi, nella capacità di qualsiasi dipendente dell'agente per la riscossione, anche se non abilitato all'esercizio di ufficiale della riscossione di formare e sottoscrivere l'atto di pignoramento presso terzi ex art. 72 DPR 602/1973.

Ciò a dire che, paradossalmente, l'atto esecutivo fiscale, capace di vincolare il terzo a trattenere somme dovute al debitore fiscale e, dunque, munito di fortissima capacità coercitiva, al pari di qualsiasi procedura esecutiva ordinaria, peraltro, sottratto al controllo di un Giudice nominato per verificare (quantomeno) la regolarità della procedura, possa essere affidato ad un soggetto che formalmente potrebbe non avere alcuno dei requisiti attribuiti ad un pubblico ufficiale, e soggetto solamente ad un controllo interno alla amministrazione dell'agente per la riscossione.

A parere di chi scrive, le garanzie che il legislatore dovrebbe concedere al contribuente interessato dai provvedimenti dell'agente per la riscossione non dovrebbero consentire una tale leggerezza nella gestione di un momento così delicato della procedura di riscossione; ma tant'è.

Tornando all'analisi delle norme, l'art. 72.bis, comma I, lett. a) e b), DPR 602/1973, prevede che il terzo pignorato debba trattenere due ordini di crediti:

a) i crediti maturati in epoca antecedente il pignoramento (cd crediti scaduti), da versarsi entro 60 giorni dalla notifica del pignoramento;

b) i crediti maturati successivamente al pignoramento in parola (cd crediti a scadere), da versarsi successivamente alla maturazione degli stessi, alle rispettive scadenze;

Ciò a dire che il pignoramento fiscale ex art. 72-bis DPR 602/1973 colpisce tutti i rapporti di credito pendenti tra debitore fiscale e terzo pignorato indipendentemente dalla loro esigibilità.

Tale effetto va tenuto in forte considerazione da tutti i soggetti interessati da tale provvedimento.

Da ultimo, si deve ricordare che, nel caso in cui il terzo non adempia, l'agente per la riscossione potrà sempre utilizzare la procedura ordinaria prevista dal codice di procedura civile per ottenere il pagamento di quanto intimato con l'atto di pignoramento fiscale, ai sensi dell'art. 72-bis, II comma, DPR 602/1973.

Passando, invece alla eventuale impugnazione dell'atto in parola, occorre ricordare che il procedimento previsto dall'art. 72-bis è considerato pacificamente un atto avente natura esecutiva.

Dunque la sua impugnazione dovrà essere svolta nelle forme previste dagli artt. 615 (opposizione alla esecuzione), 617 (opposizione agli atti esecutivi) e 619 (opposizione di terzi) del codice di procedura civile.

La procedura viene, però, integrata dalle norme speciali previste per l'esecuzione fiscale, di cui agli art. 57 e 58 DPR 602/1973, che si riportano brevemente qui di seguito:

"57. Opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi.
1. Non sono ammesse:
a) le opposizioni regolate dall'articolo 615 del codice di procedura civile, fatta eccezione per
quelle concernenti la pignorabilità dei beni;
b) le opposizioni regolate dall'articolo 617 del codice di procedura civile relative alla regolarità
formale ed alla notificazione del titolo esecutivo.
2. Se è proposta opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice fissa l'udienza di
comparizione delle parti avanti a sé con decreto steso in calce al ricorso, ordinando al
concessionario di depositare in cancelleria, cinque giorni prima dell'udienza, l'estratto del ruolo e
copia di tutti gli atti di esecuzione.
58. Opposizione di terzi.
1. L'opposizione prevista dall'articolo 619 del codice di procedura civile deve essere promossa
prima della data fissata per il primo incanto.
2. L'opposizione non può essere proposta quando i mobili pignorati nella casa di abitazione o
nell'azienda del debitore iscritto a ruolo o dei coobbligati, o in altri luoghi a loro appartenenti,
hanno formato oggetto di una precedente vendita nell'ambito di una procedura di espropriazione
forzata promossa dal concessionario a carico del medesimo debitore o dei medesimi coobbligati
(1).
3. Il coniuge, i parenti e gli affini fino al terzo grado del debitore iscritto a ruolo e dei
coobbligati, per quanto riguarda i beni mobili pignorati nella casa di abitazione o nell'azienda del
debitore o del coobbligato, o in altri luoghi a loro appartenenti, possono dimostrare la proprietà
del bene esclusivamente con atti pubblici o scritture private di data certa anteriore:
a) alla presentazione della dichiarazione, se prevista e se presentata;
b) al momento in cui si è verificata la violazione che ha dato origine all'iscrizione a ruolo, se non
è prevista la presentazione della dichiarazione o se la dichiarazione non è comunque stata
presentata;
c) al moment
o in cui si è verificato il presupposto dell'iscrizione a ruolo, nei casi non rientranti
nelle ipotesi di cui alle lettere a) e b)."

Ciò a dire che le ipotesi di impugnabilità del pignoramento fiscale sono molto più ridotte rispetto a quelle previste dalle norme generali.

Il Giudice competente a conoscere delle impugnazioni agli atti esecutivi fiscali è il Giudice dell'Esecuzione.

Il giudizio di opposizione si comporrà di due fasi o momenti processuali:

A) una prima fase cautelare, a cognizione sommaria dove il Giudice dell'Esecuzione dovrà pronunciarsi solamente in ordine alla opportunità di sospendere o meno l'efficacia esecutiva del titolo azionato (nel coso del pignoramento fiscale la cartella di pagamento, l'atto di accertamento, l'avviso di rettifica o liquidazione, l'ingiunzione di pagamento, e così via).

L'ordinanza del Giudice dell'esecuzione è reclamabile ai sensi dell'art. 669-terdecies c.p.c.-

B) una fase di merito, da incardinarsi ad istanza di parte avanti il Giudice competente a conoscere del merito della vicenda (per esempio, nel caso di cartelle di pagamento aventi ad oggetto crediti previdenziali, il Giudice competente per il merito sarà il Giudice del lavoro).

Tale seconda fase so costituisce di un giudizio di merito e terminerà con un sentenza, a sua volta impugnabile con i mezzi di gravame previsti dalla legge.

Sperando di avere offerto una ricostruzione il più possibile esaustiva della procedura prevista dall'art. 72-bis del DPR 602/1973, si rimane a disposizione per ogni chiarimento sul merito.

Legnano (Milano), 29 marzo 2016

avv. Giuseppe Paolo Raimondi

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Published by BeppeDr82
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