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23 aprile 2015 4 23 /04 /aprile /2015 22:20

Come è noto, nel caso in cui un soggetto si renda debitore di una pubblica amministrazione (sia questa un Comune una Provincia, una Regione o un Ente Pubblico), questa può dotarsi di un titolo esecutivo ed agire nei confronti del proprio debitore attraverso delle procedure semplificate e di particolare efficacia, rispetto ai privati.

La procedura più conosciuta (e contestata) è quella delineata dal DPR 602/1973 denominata procedura di riscossione.

Tale procedura fu pensata per agevolare l'erario nel recuperare con più forza ed efficacia i propri crediti fiscali, ma il suo utilizzo è stato esteso anche al recupero di crediti di natura diversa, ma sempre di origine pubblicistica (si pensi ai crediti previdenziali vantati dall'INPS, oppure agli oneri della Camera di Commercio).

Tra le forme di esecuzione coattiva più efficaci e più odiate dai consumatori e dai piccoli imprenditori vi è il cosiddetto "fermo amministrativo" di cui all'art. 86 del suddetto DPR 602/1973, rubricato "fermo di beni mobili registrati".

Con questa procedura speciale l'agente per la riscossione sottopone a una forma di sequestro il bene mobile registrato (spesso l'automobile) per impedire al debitore di utilizzarla, senza incorrere nelle pesanti sanzioni previste dall'art. 214, VIII comma, D.Lgs 285/1992 (o "Codice della Strada").

Ovviamente l'agente per la riscossione è quel soggetto a cui la pubblica amministrazione delega l'attività i riscossione. Il più famoso e temuto è il gruppo Equitalia, nelle sue varie articolazioni territoriali.

Con bene mobile registrato, invece, si intende ogni bene mobile la cui circolazione viene annotata nei pubblici registri. Un esempio può essere l'autovettura oppure ancora i mezzi natanti.

Tornando alla procedura che ci occupa, l'art. 86 del DPR 602/1973 prevede espressamente che il fermo amministrativo debba essere preceduto dalla notifica di una comunicazione preventiva, contenente l'avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni dal ricevimento di tal comunicazione, sarà eseguito il fermo del bene.

Ovviamente tale previsione si incardina nella procedura di fermo amministrativo come una sorta di norma di garanzia a favore del debitore o dei coobbligati per sanare la propria posizione debitoria prima della esecuzione di un provvedimento coattivo.

Infatti, allo spirare di tale termine il riscossore potrà iscrivere il fermo sul bene del soggetto debitore o coobbligato.

Il problema che dottrina e giurisprudenza si sono posti nel tempo è il seguente: è possibile impugnare autonomamente la comunicazione di avviso di fermo ex art. 86 DPR 602/1973, oppure no?

Di per sè, tale comunicazione dovrebbe essere autonomamente impugnabile, nella misura in cui sia un atto amministrativo dotato di una sua autonomia e che produca autonomamente effetti nei confronti del destinatario.

Da questo punto di vista il "preavviso di fermo" è sicuramente un atto autonomo, in quanto si pone quale ultima possibilità per il debitore per sanare il proprio debito e, del resto, produce autonomamente degli effetti nei confronti del destinatario, infatti dalla sua notifica decorrono i 30 giorni necessari per sanare la morosità nei confronti della pubblica amministrazione.

Sul punto la Corte di Cassazione ha più volte evidenziato che il preavviso è sostanzialmente l’unico atto mediante il quale il debitore viene a conoscenza della esistenza nei suoi confronti di una procedura di fermo amministrativo dell’autoveicolo, dunque, "l’atto in questione si colloca all’interno di una sequela procedimentale, emanazione del provvedimento di fermo, preavviso, iscrizione del provvedimento emanato, finalizzata ad assicurare mediante una pronta conoscibilità del provvedimento di fermo, una ampia tutela del contribuente che di quel provvedimento è il destinatario" (sul punto cfr. Cass. nn. 21045/2007 e 27385/2008, in Banca dati De Jure).

Essendo, però, un atto che appartiene alla fase esecutiva della riscossione (si tratta di una sorta di "atto di precetto " ex art. 480 c.p.c.) ci si chiede chi sia il Giudice competente a conoscere della impugnazione di tale atto.

La giurisprudenza più attenta, dopo molte incertezze, ha determinato che occorre tenere conto della natura del credito azionato.

Se infatti, il credito oggetto della procedura esecutiva ha natura diversa da quella strettamente fiscale, non potrà essere il Giudice Tributario a conoscere della vertenza, in parola, ma il Giudice che ha giurisdizione a conoscere di quella specifica domanda di tutela.

Nello specifico, se il credito azionato ha natura previdenziale (Contributi INPS, per esempio), sarà il Giudice ordinario in funzione di Giudice del Lavoro a dovere decidere sulla domanda di tutela formulata dal contribuente/debitore.

Sul punto si fa parola delle argomentazioni di cui alla nota e pluricitata sentenza Cass. Civ. SSUU 27 gennaio 2011, n. 1865, in Banca Dati De Jure, sul tema delle impugnazione delle Cartelle di pagamento e delle (successive ed eventuali) intimazioni di pagamento.

Ciò a dire che un preavviso di fermo che reca al suo interno crediti di natura diversa deve essere impugnato separatamente avanti i vari giudici competenti a conoscere delle domande relative a quei determinati crediti (Giudice tributario per tributi, Giudice del Lavoro per contributi e Giudice di Pace per sanzioni amministrative, per esempio)

Anche la forma per la impugnazione di tali atti risentirebbe, poi, dalla natura del credito medesima. Infatti, come è noto, non è possibile adire la Autorità tributaria in altro modo che non sia il ricorso (non è possibile farlo con citazione); nè, del resto, è possibile utilizzare l'atto di citazione per convenire la controparte avanti il Giudice Ordinario in Funzione di Giudice del Lavoro, ma solo con ricorso ex artt. 414 c.p.c.-

Per quanto attiene, invece la natura della domanda, questa dovrà essere svolta ai sensi degli artt. 615 c.p.c. (opposizione all'esecuzione) e 617 c.p.c. (opposizione agli atti esecutivi) (tra le tante, cfr. Cass. Civ. 13 ottobre 2011, n. 21184, in Banca Dati De Jure; Cass. Civ. 25 ottobre 2011, n. 22088, in Banca Dati De Jure)

Ciò a dire che, a prescindere dalla forma con la quale la domanda deve essere portata all'attenzione del Giudice (ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale territorialmente competente, per esempio), le regole processuali a cui fare riferimento dovranno essere quelle delle opposizione alla azione esecutiva, in quanto, la iscrizione di fermo amministrativo è parte di una azione di carattere sicuramente esecutivo e/o cautelare.

Ciò a dire, per esempio, che i termini per svolgere la domanda saranno quelli di cui agli artt. 615 c.p.c. per l'opposizione alla esecuzione (indefinito) e 617 c.p.c. per l'opposizione agli atti esecutivi (20 giorni dalla notificazione dell'atto esecutivo), ed il giudice territorialmente competente a conoscere della domanda sarà quello nella circoscrizione del quale dovrà essere eseguito l'atto esecutivo al quale ci si vorrebbe opporre.

Come è noto, il preavviso di fermo prevede un termine di giorni 30 per il pagamento del dovuto, decorso il quale l'amministrazione potrà provvedere senza ulteriore avviso alla iscrizione del fermo amministrativo ed alla sua registrazione presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA).

Si consiglia, quindi, di effettuare la impugnazione entro il decorso del predetto termine, onde impedire per tempo la iscrizione del fermo.

Sul punto, si ricorda che l'impugnazione non sospende automaticamente la procedura di iscrizione, ma che la sospensione può essere sospesa solo con provvedimento da parte del Giudice adito.

Nella amministrazione, però, si sta affermando la prassi secondo la quale una volta notificata la impugnazione, la procedura esecutiva rimane "in sospeso" fino alla pronuncia del Giudice interessato della vertenza sulla istanza di sospensione della procedura.

Per questo motivo è sempre consigliabile (ci si permette di dire "essenziale") effettuare la domanda cautelare di sospensione della efficacia dei provvedimenti impugnati e di tutti gli atti e/o dei provvedimenti presupposto.

Conclusioni

Tutto ciò premesso, quindi, si ritiene che il preavviso fermo amministrativo sia atto amministrativo di natura esecutiva autonomamente impugnabile dal (supposto) contribuente/debitore.

Tale impugnazione dovrà essere effettuata tenendo conto della natura dei singoli crediti aventi ad oggetto l'azione della pubblica amministrazione, nonché delle relative forme speciali previste dalla legge per adire il Giudice competente a conoscere delle relative domande di tutela, pur mantenendo la struttura di una opposizione alla esecuzione o agli atti esecutivi.

avv. Giuseppe Paolo Raimondi

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Published by BeppeDr82
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