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26 giugno 2014 4 26 /06 /giugno /2014 16:34

Il presente contributo ha lo scopo di illustrare brevemente i vantaggi dei regimi fiscali di tre dei paesi europei che sono maggiormente oggetto di migrazione di imprese italiane: Polonia, Austria e Slovenia.

Al fine di rendere più agevole la trattazione del presente breve contributo, si ritiene di dovere prima illustrare brevemente i cardini del complesso sistema fiscale italiano.

II sistema fiscale italiano poggia fondamentalmente tre tipi di prelievi tributari: imposte, tasse e contributi speciali (cfr. Tesauro, Istituzioni di diritto tributario, vol. 1, 2005, pag. 10).

In particolare, l'imposta è "quella prestazione coattiva di carattere pecuniario dovuta dal soggetto passivo, senza alcuna correlazione con una attività dell'ente pubblico, tantomeno a favore del soggetto passivo stesso, il quale deve adempiere alla prestazione, allorché si trovi in un dato rapporto ex lege con il presupposto di fatto legislativamente stabilito" (Micheli, Corso di diritto tributario, 1989, pag. 23). Tradizionalmente si usa distinguere in: a) imposte dirette, che colpiscono una manifestazione immediata di ricchezza (quali, ad esempio, le imposte sui redditi: IRPEF e IRES); b) imposte indirette, che colpiscono manifestazioni indirette di ricchezza, indipendentemente dal risultato conseguito (quali, ad esempio, l'IVA).

La tassa, invece, è una prestazione dovuta dal singolo contribuente che trae origine dal una controprestazione erogata dallo Stato su richiesta di tale soggetto (per esempio, la TASI).

Da ultimo, il contributo è "quell'entrata pubblica, di natura tributaria che l'ente impositore realizza sotto forma di prelievo di ricchezza a carico di determinati soggetti, per il fatto che costoro traggono vantaggio diretto o indiretto da determinati servizi pubblici, anche senza che gli stessi li abbiano richiesti" (Giannini, Istituzioni di diritto tributario, 1968, pag. 18). Si tratta di una figura di difficile individuazione sul piano dogmatico, che pare riconducibile ad una sorta di imposta speciale. Esempi di contributi sono il contributo di miglioria o il contributo di utenza stradale.

Al fine di rendere più snella la trattazione del presente parere, concentrerò l'attenzione solo sulle imposte di maggiore impatto sulle imprese, e cioè IRES, IRAP ed IVA.

In effetti, è noto che l'impresa trova maggior difficoltà nella gestione degli adempimenti e degli oneri derivanti dal dettato del Testo Unico delle Imposte sui Redditi DPR 25 dicembre 1986 n. 446, della norma istitutrice dell'Imposta sul Valore Aggiunto DPR 26 ottobre 1972 n. 633, nonchè dalla (sempre mal digerita) Imposta regionale sulle Attività Produttive di cui al D.lgs. 15 dicembre 1997 n. 446.

Prima di riassumere schematicamente la disciplina fiscale di Austria, Polonia e Slovenia, occorre ricordare che ognuno di questi paesi ha sottoscritto una convenzione con l'Italia per evitare la doppia imposizione e, nello specifico, tutte le intese relative ai predetti paesi prevedono l'applicazione del generale divieto di doppia imposizione sulle imposte sui redditi (o sul loro equivalente straniero).

Ovviamente, tali intese non prendono in considerazione l'IVA, in quanto tale imposta indiretta conosce già una regolamentazione autonoma in materia di scambi con i paesi che appartengono alla Comunità Europea.

Per una più veloce trattazione delle peculiarità di ognuno dei regimi fiscali presi in esame, riassumo schematicamente le risultanze delle mie ricerche.

A) Polonia

Costituire una società in Polonia è una operazione abbastanza semplice, ma relativamente costosa.

In Polonia è possibile costituire società di capitali (Società per Azioni o Società a Responsabilità Limitata) o società di persone, come anche costituire una impresa individuale.

In un ottica di maggiore tutela per il tipico imprenditore italiano, ritengo sia consigliabile la costituzione di una società a responsabilità limitata, che risulta più semplice da gestire e meno costosa da realizzare; allo stesso modo, tale forma sociale assicurerebbe tutti i benefici della autonomia patrimoniale perfetta (anticipo già che la forma sociale della società a responsabilità limitata, a parer mio, risulta essere la più sicura - civilisticamente e fiscalmente - anche negli altri paesi oggetto di questa analisi).

In Polonia, la società a responsabilità limitata richiede la costituzione tramite atto notarile alla presenza di un notaio; nel tuo caso sarà necessario avvalersi pure della collaborazione di un traduttore giurato per la traduzione dell'atto in lingua italiana.Tali professionisti dovranno essere pagati dai soci alla sottoscrizione dell'atto.

Il capitale sociale minimo richiesto è di Euro 12.800= (50.000,00= zloty), che dovrà essere interamente versato alla sottoscrizione del contratto sociale. Vi è anche la possibilità di inserire diverse deroghe nella gestione della società e nella attribuzione dei diritti di voto.

Per quanto attiene il problema fiscale, occorre dire che la Polonia ha un regime fiscale abbastanza farraginoso. Esso è basato sulle seguenti imposte: a) Dirette: imposta sul reddito delle persone fisiche, imposta sul reddito delle persone giuridiche, imposta sulle successioni e donazioni, imposta sugli atti civili e giuridici, imposta agraria, imposta forestale, imposta sugli immobili, imposta sui mezzi di trasporto, imposta sui cani. b) Indirette: imposta su merci e servizi, imposta sui giochi, accise.

Per quanto attiene la imposizione fiscale su società costituite in Polonia, si può dire fin da ora che essa è limitata alla sola imposta sul reddito delle persone giuridiche (salvo il possesso di beni che siano assoggettabili ad ulteriore imposizione), che sconta una aliquota unica pari al 19%.

Per quanto attiene alla base imponibile, la regola generale è che l’oggetto dell’imposizione fiscale dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche è il reddito complessivo, indipendentemente dalla tipologia delle fonti delle entrate, da cui tale reddito è stato ottenuto, in quanto tutti sono riconducibili al reddito d’impresa (Per reddito, ovviamente, si intende la differenza tra i ricavi e le spese sostenute per la loro formazione nel corso dell’anno fiscale).

Le imprese polacche, dunque, scontano una imposta pari al 19% dell'utile realizzato nell'anno di esercizio. Non vi sono imposte ulteriori quali IRAP e non sono previsti studi di settore.

Oltre alla tassazione degli utili, però, è prevista pure la tassazione dei dividendi societari, la quale presenta alcuni problemi proprio in ragione della applicazione della Convenzione 21 febbraio 1989 n. 97 (e s.m.i.) siglata tra Polonia ed Italia.

Se, infatti, il socio di una società Polacca ha residenza, o centro dei propri interessi (economici e sociali) in Italia, i dividendi della società polacca destinati al socio italiano verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale italiano, ai sensi dell'art. 10 della Convenzione 21 febbraio 1989 n. 97 (e s.m.i.).

Se, invece, il socio dovesse avere residenza o centro dei propri interessi in Polonia, tali dividendi verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale polacco.

Tale regola generale può subire delle variazioni, se previsto dall'ordinamento dello stato in cui la società ha sede. Per quanto attiene l'IVA, essa sconta una aliquota ordinaria pari al 23%.

B) Austria

L'Austria è un paese che rappresenta una avanguardia per le opportunità di business in Unione Europea, con una tassazione media sull'impresa pari al 22% (dati KPMG). Per la costituzione di una società a responsabilità limitata (Gesellschaft mit beschrankter Haftung) occorre sempre la collaborazione di uno studio notarile, ma si potrà anche chiedere di evitare la traduzione giurata dell'atto in italiano. I costi per tale attività si aggirano all'incirca in Euro 3.500,00= .

Il capitale sociale minimo da versare sarà pari ad Euro 35.000,00=, di cui almeno la metà dovrà essere versato alla costituzione della società. In alternativa più economica alla costituzione della società a responsabilità limitata, il sistema societario austriaco consente la costituzione di una "società in accomandita" (Kommanditgesellschaft), una sorta di società in accomandita semplice, nella quale almeno un socio deve essere illimitatamente responsabile.

Dal punto di vista fiscale, le società austriache sono tenute al pagamento di una unica imposta (l'equivalente della nostra IRES) che conosce una aliquota unica pari al 25% sugli utili realizzati nell'anno di esercizio. Non esiste IRAP. Nel sistema austriaco, però, è previsto per le società di capitali il versamento di un acconto (IRES) minimo annua di Euro 1.750,00= per le Srl, pagabile in rate trimestrali, mentre per il primo anno è previsto un acconto forfettario IRES di Euro 1.092,00=.

Altro punto di forza del sistema fiscale austriaco è la tendenziale detraibilità di tutti costi sostenuti in ragione della attività svolta dalla impresa. Oltre alla tassazione degli utili, però, (come nel caso della tassazione degli utili di impresa in Polonia) è prevista pure la tassazione dei dividendi societari, la quale presenta alcuni problemi in ragione del dettato della Convenzione Italia-Austria del 18 ottobre 1984 n. 762 (e s.m.i.).

Se, infatti, il socio di una società austriaca ha residenza, o centro dei propri interessi (economici e sociali) in Italia, i dividendi di tale società verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale italiano, ai sensi dell'art. 10 della Convenzione 18 ottobre 1984 n. 762 (e s.m.i.).

Se, invece, il socio dovesse avere residenza o centro dei propri interessi in Austria, tali dividendi verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale austriaco. Tale regola generale può subire delle variazioni, se previsto dall'ordinamento dello stato in cui la società ha sede.

L'aliquota IVA è pari al 20% ed è detraibile al 100%. Non esistono studi di settore, né redditometro. L'Austria, peraltro, non conosce il concetto fiscale di Black List.

C) Slovenia

La Slovenia ha un sistema societario molto simile a quello italiano.

Anche in Slovenia è prevista la tipica suddivisione in società di persone (S.n.c. e S.a.s) e società di capitali (S.p.A.,S.r.l. e SE) e anche in questo caso ritengo più vantaggioso iniziare una attività di impresa in loco attraverso la costituzione di una società a responsabilità limitata.

A tale scopo è comunque necessaria la collaborazione di uno studio notarile, mentre non parrebbe strettamente è necessaria la traduzione dell'atto in lingua italiana attraverso un traduttore certificato, specie se l'atto verrà redatto presso un notaio sito in una regione di confine, dove l'Italiano è considerato seconda lingua.

Il capitale sociale minimo da necessario per la regolare costituzione è di almeno Euro 7.500,00=, di cui 1/3 deve essere versato immediatamente.

La tassazione, invece, è molto diversa: In primo luogo, tutte le società, a dispetto del tipo sociale, sono assoggettate all'imposta sui redditi delle società (la nostra IRES). Tale imposta ha una aliquota unica pari al 18% (2012), che il governo sta portando al 16% (2014) al fine di attrarre investimenti stranieri.

A tale regime fiscale agevolato si aggiungono le agevolazioni riconosciute a chi investe in zone depresse. Tali agevolazioni variano da zona a zona della Slovenia.

Da ultimo, segnalo che, allo stato, sono deducibili dalla base imponibile il 30%, del valore dei nuovi investimenti, in attrezzature e del 20% dei costi di ricerca e sviluppo (aumentabili anche al 30-40% nel caso di investimenti in zone con un PIL procapite inferiore alla media nazionale).

Anche in Slovenia è prevista la tassazione dei dividendi, regolata da una convenzione Italia-Slovenia, la Convenzione contro la doppia imposizione di cui alla legge di conversione 29 maggio 2009 n. 76.

Dunque, se, il socio di una società slovena ha residenza, o centro dei propri interessi (economici e sociali) in Italia, i dividendi societari verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale italiano, ai sensi dell'art. 10 della legge di conversione 29 maggio 2009 n. 76 (e s.m.i.).

Se, invece, il socio dovesse avere residenza o centro dei propri interessi in Slovenia, tali dividendi verranno assoggettati all'imposta sui redditi secondo il regime fiscale austriaco. Tale regola generale può subire delle variazioni, se previsto dall'ordinamento dello stato in cui la società ha sede.

Anche in Slovenia non esiste IRAP e non ci sono né studi di settore, né redditometro.

Per quanto attiene l'IVA, l’aliquota ordinaria è del 20% e quella ridotta all’8,5% (alimentari, trasporti pubblici, medicinali, servizi sanitari ecc).

Conclusioni

I vantaggi di trasferire la propria attività nei paesi sopra indicati sono molteplici.

In primo luogo, la possibilità di pagare meno imposte sul reddito prodotto dalla propria attività e la possibilità di portare in detrazione diversi costi di produzione.

Proprio su questo ultimo tema, quello dei costi di produzione, resta indubbio che il vantaggio maggiore viene riservato alle imprese che si occupano di produzione di beni, mentre diviene più difficile che tale agevolazione comporti un effetto positivo sensibile per quelle imprese che forniscono meri servizi.

Il ragionamento è molto semplice: maggiori sono i costi detraibili, maggiori sono le detrazioni, maggiore il vantaggio nel calcolo dell'utile di impresa.

Ciònondimeno, è innegabile che le imposte pagate da una impresa con sede in Austria, Slovenia o Polonia, sono sensibilmente inferiori rispetto a quelle pagate in Italia, soprattutto grazie alla assenza di IRAP e di particolari mezzi di accertamento quali il redditometro e gli studi di settore

Boffalora sopra Ticino (Milano), 26 giugno 2014

avv. Giuseppe Paolo Raimondi

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Published by BeppeDr82
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commenti

marco 02/01/2015 19:57

Ottimo ar t icolo

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